Gruppo Lombardo Giornalisti Sportivi

CALCIOMERCATO E GIORNALISMO IN UN MONDO CHE CAMBIA

Milano – Non è responsabilità da poco il mestiere del giornalista sportivo, quando si tuffain cerca di notizie nel mare agitatissimo del calciomercato. E ‘ un mondo scoppiettante fatto di entusiasmi, sogni, aspettative, notizie gridate e sussurrate, scoop reali e fasulli. Ma anche di enormi interessi economici e di affari che possono fallire per un’informazione intempestiva, inesatta o magari inventata, fino a incidere sui destini di una squadra e su quelli personali di un giocatore.

Non è stata dunque una forzatura ritrovarsi tra autorevoli addetti ai lavori per discutere di calciomercato e responsabilità deontologica del giornalista sportivo,  come si è fatto questa mattina all’ Excelsior Hotel Gallia di Milano in un seminario formativo organizzato dal GLGS,  Gruppo Lombardo Giornalisti Sportivi – USSI Lombardia. Titolo del convegno: “Calciomercato: come è cambiato il ruolo del giornalista. Profili di responsabilità deontologica alla luce della normativa vigente”.

Quanto mai attuale l’argomento, quanto mai appropriata la sede storica del Gallia, dove il calciomercato nacque e visse il suo primo boom a partire dagli anni ’50, quando presidenti, dirigenti, mediatori e intrallazzatori vari vi si incontravano. Qui venivano pedinati dai cronisti della vecchia scuola a caccia di notizie: quei “cronisti da marciapiede” di cui si è dichiarato orgoglioso di aver fatto parte, così definiti dal vicepresidente del GLGS, Franco Ordine, che ha moderato l’incontro introdotto dagli interventi di Gabriele Tacchini, presidente del GLGS, e di Gabriele Dossena, presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia.

Quei tempi sono lontani, e il mondo è totalmente cambiato: nel calcio come, e soprattutto, nell’informazione.  La materia del calciomercato e del calcio tout-court è sempre più delicata perché è fatta di notizie sensibili, ha osservato l’avv. Guido Camera, esperto di deontologia del giornalismo. Basti pensare agli aspetti  legati alla privacy dei giocatori, al fatto che diverse società sono quotate in Borsa, agli oscuri interessi degli speculatori del calcioscommesse, e anche ai riflessi delle cronache  giudiziarie sul mondo dello sport. Il tutto in un cortocircuito informativo provocato dal bombardamento di notizie incontrollate lanciate dalla rete e troppo spesso riprese senza verifica. Ma un “decalogo deontologico del giornalista sportivo” esiste, ha detto l’avv. Camera. E’ fatto sostanzialmente di “norme di buon senso”, sulle quali Camera si è soffermato, ed è facilmente reperibile dagli addetti ai lavori sui portali dell’ Ordine dei Giornalisti.

Un confronto fra giornalismo di calciomercato in tv e sulla carta stampata è stato possibile con gli interventi di Gianluca Di Marzio (Sky Sport) e di Carlo Laudisa (La Gazzetta dello Sport), entrambi superspecialisti del settore.  Fatte le debite differenze tra i i modi e i tempi del loro lavoro,  il messaggio dei due giornalisti è stato analogo: conquistare un rapporto di fiducia con le fonti attraverso la serietà professionale;  selezionare le fonti stesse mantenendo alta la soglia di attenzione; essere cronisti “sul campo” anche ai giorni nostri; e, soprattutto per chi fa tv, valutare sempre il peso della ricaduta delle proprie notizie (“mi sono convinto che sia meglio una notizia data al momento giusto che una data subito solo per arrivare primo”, ha detto Di Marzio).

Su come sia cambiata la figura del procuratore nel mondo del calcio moderno sono intervenuti Giovanni Branchini e Andrea D’Amico. Branchini, procuratore “figlio d’arte”  che gode di particolare stima giornalistica per la sua autorevolezza e scarsissima propensione al clamore, si è mostrato preoccupato per la troppa e nociva tensione con cui tutto il sistema vive il calciomercato, e ha invitato il mondo dell’informazione sportiva “a fare una riflessione e un passo indietro”.  Andrea D’Amico, agente internazionale che muove sé stesso e i suoi “clienti” su scenari calcistici che attraversano nazioni e continenti, ha definito i giornalisti “la vera opinione pubblica, i cantori delle gesta del calcio”: di qui l’esigenza della massima serietà nel trattare la materia. Poi, ha lanciato un appello al mondo della politica e al sistema calcio: “Se vogliamo essere all’altezza del calcio internazionale, va rivista l’ingiusta tassazione sul calcio in Italia. Deve esserci omogeneità fiscale internazionale. Auspico che anche in Italia, come si è fatto in Inghilterra e in Germania, si possa tutti insieme dar vita a una normativa fiscale che garantisca la sopravvivenza del nostro calcio”.

Il punto di vista del dirigente di un grande club è stato portato da Piero Ausilio, direttore sportivo  dell’Inter. Un ruolo, il suo, che è radicalmente mutato: oggi il dirigente sportivo è il numero uno di un team di specialisti, a ognuno dei quali fanno parte aree di competenza (medico-sanitaria, comunicazione, settore giovanile, rapporti con la squadra, profili tecnici, ecc.), tutte  essenziali per il successo sportivo: “un successo che comunque – ha sottolineato – non è detto che arrivi anche se hai lavorato bene”. Un plauso speciale è venuto da Ausilio all’Atalanta, club “esemplare” per come ha saputo gestire il proprio parco giocatori raggiungendo quest’anno uno storico traguardo.

E da ultimo, l’appassionata e brillante testimonianza di quello che è stato un pioniere e co-inventore del calciomercato, la “firma” David Messina. Amarcord e aneddoti sul conte Raimondo Lanza di Trabia e l’Avvocato Agnelli, sulle folle trepidanti davanti al Gallia,  sugli scoop “rubati” grazie alle soffiate dei barbieri dell’hotel, ai quali i presidenti di allora confidavano i loro colpi di mercato tra una rasatura e una sfumatura di capelli.

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