di Pier Augusto Stagi, Presidente GLGS-Ussi Lombardia
Già ottant’anni fa Bruno Roghi sentì l’esigenza, assieme ad un ristretto gruppo di amici e colleghi, di dare vita al Gruppo Milanese Giornalisti Sportivi, che in seguito prese il nome di Gruppo Lombardo Giornalisti Sportivi – USSI Lombardia. Percepì chiaramente la necessità di unirsi e stringersi a coorte per difendere al meglio la professione e la libertà di stampa, valore che oggi appare ai più un dettaglio, un qualcosa di cui si può fare a meno, perché vetusto, superato da inguaribili boomer che parlano in burocratese.
Eppure nell’era digitale e dell’intelligenza artificiale, la libertà di informazione e l’associazionismo assumono un ruolo ancora più importante: non tanto per noi, ma per le nuove generazioni. Per quella figura di giornalista e cronista che è cambiata profondamente in seguito alla mutazione radicale della società.
L’avvento di Internet ha infatti rotto certi equilibri che regnavano nel precedente sistema informativo (caratterizzato dalla presenza dei media tradizionali). Il grande sviluppo tecnologico degli ultimi anni ha reso tutto più veloce, immediato e fruibile sia nella ricerca e gestione di una notizia, che nella fruizione. La rete ha aperto strade infinite, ha reso il libero accesso alla notizia e alla formazione di pensiero, più o meno corretto, più o meno informato, più o meno attendibile. Oggi la difficoltà è data dall’autorevolezza del mezzo e di chi la propone. L’affidabilità di una notizia ha sempre bisogno di fonti e verifiche. Il giornalista viene dato per “oggetto” ormai superato, da deporre negli archivi analogici della memoria, quando invece ha ancor di più un ruolo salvifico e rigenerativo, che condurrà ad una nuova figura professionale.
Dopo ottant’anni, siamo di fronte ad una nuova ripartenza, dove dobbiamo contarci per tornare a contare, cercando di catalizzare le attenzioni di giovani ragazze e ragazzi che hanno a cuore la corretta informazione. Non è un passaggio facile, anche perché è un processo in atto, in pieno svolgimento. Viviamo un’era fluida a tratti gassosa, impalpabile e pure sfuggente, fatta di tanta informazione da rischiare l’infodemia. Tanta informazione che genera “filter bubble” (bolla di filtraggio: una condizione di isolamento intellettuale creata dagli algoritmi che personalizzano i contenuti online e li omologano), le “fake news” e, infine, gli “hate speech” (linguaggio d’odio: espressioni di avversione, intolleranza o denigrazione verso una persona o un gruppo, basate su caratteristiche come etnia, religione, orientamento sessuale, genere o disabilità).
La grande sfida, “il fioretto” che dovremmo fare per festeggiare degnamente i primi 80 anni di vita del GLGS-USSI Lombardia che mi onoro di presiedere in questo importante genetliaco, sarà quello di coinvolgere il più possibile i nostri colleghi, soprattutto quelli di nuova generazione: i Nerd e la Generazione Z, ma anche le successive (Alfa), che oggi si mostrano indifferenti, per non dire diffidenti. Abbiamo il dovere di fare qualcosa per loro, con loro, per fare ed essere sistema e squadra, rete nell’era della rete. Fare Gruppo non è solo un modo di dire, ma è anche un’esigenza, un modo di comportarsi per contarsi e contare. Per far sentire la voce dell’uomo, inteso come specie, nell’era dell’intelligenza artificiale che non deve spaventare, ma stimolare. L’uomo resterà al centro di questa rivoluzione, se lo vorrà. Se saprà mettersi in gioco giocando con questi nuovi strumenti che ci sono stati messi a disposizione. Con la nostra intelligenza, con la nostra storia, ce la possiamo fare.
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