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SEMINARIO AL CONI LOMBARDIA SUGLI ASPETTI PSICOLOGICI DEGLI SPORT INVERNALI

Nell’ambito dell’Education Programme Gen26 di Milano-Cortina 2026, al Coni Lombardia di Via Piranesi si è appena svolto un ricco seminario per tecnici, giudici, atleti e studenti dedicato agli aspetti psicologici degli sport olimpici e paralimpici invernali, frutto di una sinergia tra molteplici attori: naturalmente il Coni Lombardia, con il presidente Marco Riva e la vicepresidente vicaria Carola Mangiarotti; il prof. Franco Ascani, unico membro italiano della commissione Cultura del CIO; il comitato Alpi Centrali della Federazione Italiana Sport Invernali, rappresentato dal presidente Franco Zecchini; l’Associazione Italiana Psicologia dello Sport e dell’esercizio, rappresentata dalla presidentessa Gladys Bounous e dalla vicepresidente Francesca Vitali; l’Ordine degli Psicologi della Lombardia, rappresentato al responsabile per la psicologia dello sport Danilo Corona; l’Ente Nazionale di Previdenza ed Assistenza per gli Psicologi, rappresentato dalla vicepresidente Fortunata Pizzoferro. Fino a Fondazione Milano Cortina, rappresentata dalla Education Operations Manager Arianna Pucci, che ha illustrato l’articolato Education Programme in collaborazione con la Scuola dello Sport del Coni Lombardia, diretta dalla dott.ssa Adriana Lombardi grande animatrice di questo e altri incontri.

Tema ricorrente dei saluti istituzionali è stato il fenomeno dell’abbandono dello sport da parte dei giovani atleti, che si lega direttamente all’aspetto psicologico dell’attività atletica e viene in parte influenzato da come i social condizionano la consapevolezza e la percezione di sé. A loro ha fatto seguito Claudia Giordani, delegata provinciale di Milano del CONI ed ex sciatrice medagliata olimpica, che ha elogiato l’odierna attenzione verso la psicologia dello sport.

Spazio agli speech scientifici. La dott.ssa Bounous ha messo in guardia dai rischi connessi alla “frustrazione precoce” in discipline come il pattinaggio di figura, caratterizzato da rigida disciplina già in tenera età, e ha sottolineato la problematica della soggettività dei giudizi che determinano i risultati delle gare. La dott.ssa Marta Gentile ha descritto le più recenti pratiche di allenamento mentale, dall’imagery al self talk, a supporto di due discipline interconnesse come salto con gli sci e combinata nordica, a perenne rischio di disturbi alimentari e doping tecnologico.

Sullo snowboard si è invece concentrato il dott. Edoardo Ciofi, che individua nell’educazione alla percezione del pericolo una delle leve fondamentali su cui lavorare per gli snowboarder, una questione in realtà da estendere all’intera società che tende a iper-proteggere i giovani. Il neuroscienziato Francesco di Gruttola ha spiegato l’allenamento mentale nell’hockey su ghiaccio, uno sport di squadra fatto di velocità, tempi stretti e contatto fisico: focalizzazione visivo-cognitiva, decision-making e gestione dello stress le abilità regine da rinforzare, senza dimenticare il lavoro “fuori dal ghiaccio” di accettazione delle emozioni e defusione dei pensieri.

Il dott. Alberto Fiaschè ha parlato di una disciplina molto appassionante, che vede l’Italia tra le nazioni più competitive: il biathlon, che il relatore definisce “un incontro tra velocità e precisione” per la duplice componente di sci di fondo e tiro con la carabina, che richiede sia di allenare la performance atletica che la capacità di gestire le proprie emozioni per trovare repentinamente la massima concentrazione, un equilibrio non facile da trovare. Il dott. Michele Modenese ha messo a nudo la scarsità di letteratura scientifica sulla preparazione psicologica degli sciatori, che si trovano ad affrontare paure e problemi di recupero mentale.

A trainare il convegno dalla fase mattutina a quella pomeridiana, ancora Gladys Bounous ha scandagliato il lato psicologico e i bias cognitivi correlati ad altre discipline come sci alpinismo (novità olimpica di Milano-Cortina), skeleton, bob, slittino (che necessita di “sangue freddo” e autoconsapevolezza motoria estrema) e curling, che essendo sport di ultra-precisione ha pure nella qualità del sonno una componente decisiva, ed essendo di squadra implica la necessità di una comunicazione efficace. La dott.ssa Tecla Oliveri ha esplicitato analogie e differenze tra pattinaggio di velocità e short track, caratterizzati da diversi e specifici fattori critici di successo, anche mentali, invitando gli allenatori a usare esempi concreti e rinforzi positivi, insegnare la gestione dell’imprevisto e rifuggire incitamenti vuoti e ritriti.

La psicoterapeuta Chiara Sergenti e l’olimpionica del nuoto paralimpico Cecilia Camellini sono intervenute a proposito dello sport paralimpico, stigmatizzando gli stereotipi e “lanciando una sfida” ai coach: allenare l’atleta paralimpico come quello olimpico, trattando la disabilità come una qualsiasi altra caratteristica dell’atleta e non come un limite, un’etichetta o una bandiera che il paratleta deve portare sulle spalle. Infine, la dott.ssa Vitali, moderatrice dell’evento, ha presentato le numerose evidenze scientifiche sullo sci di fondo, per indicare con esattezza come sostenere la motivazione e gestire l’attenzione in una specialità dall’elevata endurance, resilienza e richiesta metabolica.

Da segnalare, nella tavola rotonda conclusiva, due concetti: la virtuosità della coesistenza tra studio e sport, laddove un aspetto aiuta l’altro, contrariamente a quanto propugnato dalle annose “lotte” tra le due componenti; e riuscire a educare gli atleti a porre attenzione e cura sugli aspetti che sono “programmabili” da loro, riuscendo a lasciar fuori da ogni considerazione ciò che è fuori dal loro controllo.

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