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A CASA ITALIA “EQUITÀ DI GENERE E SPORT”

Quale momento migliore dell’Olimpiade invernale di casa nostra per allestire un convegno dal titolo “Equità di genere e sport” e quale location migliore di Casa Italia, in Triennale a Milano?

«Equità non è una concessione, ma strategia di sviluppo per il Paese; i Giochi sono una leva di trasformazione attraverso il gioco di squadra e devono aiutarci a comprendere che siamo persone, non siamo solo i risultati che otteniamo» è stata la dichiarazione programmatica della moderatrice, la presidentessa della Commissione Atleti del CONI Valentina Marchei, prima di dare la parola agli applausi scroscianti per la testimonianza di Nawal El Moutawakel, vicepresidente del CIO, una delle pioniere dello sport olimpico al femminile. Dall’ostilità del Barone De Coubertain alla quasi perfetta parità di genere odierna, El Moutawakel ha ripercorso la sua “corsa della vita in 54 secondi”, i 400 metri ostacoli che le misero l’oro al collo a Los Angeles 1984, come metafora del percorso From Zero to Hero delle donne a cinque cerchi.

I discorsi introduttivi sono proseguiti con tre esempi di donne leader in settori differenti della stessa orbita: l’olimpionica della scherma Diana Bianchedi, Chief Strategy, Planning and Legacy Officer per Fondazione Milano Cortina 2026, ha passato in rassegna le storie delle atlete medagliate in questi Giochi sfavillanti; Martina Riva, assessora a Sport, Giovani e Turismo di Milano, ha passato in rassegna sfide e conquiste al femminile di sport e politica meneghina; la presidentessa di “Infrastrutture Milano Cortina 2020-2026 Spa” Veronica Vecchi, ha passato in rassegna gli aspetti sociali dei cantieri olimpici e le competenze tecniche al femminile che costruiscono l’eredità dei Giochi.

Dopodiché, i due panel in programma: Cecilia D’Angelo, presidentessa del Comitato Unico di Garanzia del CONI, ha illustrato il progetto “21 Tappe per l’equità di genere nello sport italiano” e il gender gap nella classe dirigente sportiva; il presidente del Coni Lombardia, Marco Riva, ha raccolto il ringraziamento da parte delle donne relatrici per la cooperazione tra generi e sottolineato il messaggio delle pari opportunità basate unicamente sulle competenze; Charlotte Groppo, responsabile per l’uguaglianza di genere, la diversità e l’inclusione del CIO, ha ribadito che “il viaggio non si ferma” e guarda già ai nuovi obiettivi di gender equality che saranno realizzati nel 2028; Laura Lunetta, presidentessa della Federazione Italiana Danza e Sport Musicali, e membro della Giunta CONI, ha raccontato la sua vita professionale dal sogno di fare la ballerina all’impegno attuale per promuovere la cultura della reale equità di genere; la direttrice tecnica del Milan femminile Elisabet Spina, prima donna a ottenere il massimo dei voti al corso allenatori FIGC, ha incoraggiato le donne a non arrendersi di fronte alle mancanze di opportunità e ha prefigurato un futuro dove le donne possano allenare nel calcio maschile; la referente scientifica della Federpesistica Elena Cuccia ha denunciato la mancata considerazione delle peculiarità femminili nella ricerca sulla preparazione sportiva, con conseguente “gender gap” nella salute degli atleti; l’olimpionica della vela Caterina Banti ha evidenziato l’aspetto collaborativo nella sua specialità (i suoi ori li ha vinti con Ruggero Tita) e ha proposto la formula “complementarità tra generi” piuttosto che equità di genere; altro punto di vista maschile col karateka olimpionico Luigi Busà, che ha espresso il suo concreto supporto alla causa femminile, a partire dall’incoraggiamento alla sorella nel diventare allenatrice superando i propri dubbi su se stessa; l’olimpionica del canottaggio Valentina Rodini, in una controtendenza che ha concluso la sessione col sorriso, ha elogiato la totale assenza di disparità di genere nel suo sport.

Infine, il secondo panel ha avuto per protagonisti diversi partner dei Giochi olimpici. A partire da Gaela Bernini, responsabile Corporate Social Responsibility di Fondazione Bracco, che ha dato visibilità al progetto #100esperte dell’Osservatorio di Pavia e al tema della rappresentazione e della narrazione delle atlete rispetto agli atleti, cavallo di battaglia anche di Claudia Giordani, grande ex sciatrice e delegata di Milano per il CONI, che ha parlato dopo di lei; Monica Palumbo, Sustainability Partner di Deloitte, ha spiegato il funzionamento del sistema di valutazione di inclusività ed equità dei comitati organizzatori delle Olimpiadi in vigore da Parigi 2024; Federica Alberti, direttrice della Wellness Foundation fondata nel 2003 da Technogym, ha rivelato l’esistenza di un gender gap nell’aspettativa media di vita in salute, dove le donne sono penalizzate rispetto agli uomini; la responsabile del progetto Milano-Cortina 2026 di VISA Valeria Pigozzo ha messo in parallelo il dna rivolto al management femminile di Visa con l’attenzione olimpica per la gender equality, incarnata dal progetto SheLeads il cui bando scade il 6 marzo; la direttrice per l’Italia dell’agenzia ONU per la parità di genere Darya Majidi ha riportato due dati: il nostro Paese è 85° per gender equality secondo il World Economic Forum e da noi una donna su tre subisce violenza di vario tipo. Conclusione dura e schietta, per ricordare la rilevanza dell’odierno convegno al di là del mero aspetto sportivo.

A corredo della giornata Manuela Levorato, vicepresidente della Federazione Italiana di Atletica Leggera, ha lanciato ufficialmente il cambio di nomenclatura per quanto riguarda le donne che vincono i titoli nazionali nell’atletica: donne e ragazze saranno… campionesse nazionali, non più campioni.

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