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ANALISI DELLA CERIMONIA INAUGURALE DI MILANO-CORTINA: “UN INNO ALL’ITALIA”

ANALISI DELLA CERIMONIA INAUGURALE DI MILANO-CORTINA: “UN INNO ALL’ITALIA”

Articolo dal sito dell’Unione Stampa Sportiva Italiana USSI a cura di Gabriele Tacchini, vicepresidente USSI e presidente onorario GLGS

Un inno all’Italia, alla sua storia, alle sue bellezze, alla sua cultura, alla sua arte, alla sua eleganza, alla sua genialità, ai suoi campioni: per tre ore e mezzo gli occhi del mondo sono stati puntati su quanto questo Paese offre, nella spettacolare sintesi della cerimonia d’apertura delle Olimpiadi invernali Milano Cortina 2026.

Ancora una volta Marco Balich si è dimostrato un mago per questi eventi, officiati attraverso tradizione e innovazione, con messaggi trasmessi in uno spettacolo sontuoso, con grande dispendio di mezzi e di interpreti. Armonia era il filo conduttore, e lo si sapeva. Armonia vuol dire pace e l’input è stato trasmesso a più voci: in modo esplicito in taluni casi, sottinteso in altri.

Il pubblico di San Siro ha offerto una scenografia straordinaria, anche grazie ai braccialetti luminosi di cui ciascun spettatore era stato dotato e che si accendevano in varie colorazioni quando arrivava loro un impulso. E così si è sentito ancor più partecipe dell’evento spendendosi in convinti applausi soprattutto per il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, arrivato come un comune cittadino su un tram numero 26 condotto da Valentino Rossi (ecco la sorpresa che comunque ci si aspettava) e poi accomodatosi accanto alla presidente del CIO Kirsty Coventry. Ma applausi fragorosi ci sono stati anche quando è comparsa l’immagine di Giorgio Armani, mentre sfilava l’ultima sua collezione tricolore, ideale bandiera, accanto alla quale Laura Pausini ha cantato l’inno italiano; quando Andrea Bocelli ha intonato l’inevitabile “Nessun dorma”. È diventata addirittura ovazione al momento della sfilata della rappresentativa ucraina e ovviamente di quella italiana, guidata dai due portabandiera Arianna Fontana e Federico Pellegrino mentre, dall’altra parte di questa Olimpiadi diffuse, a Cortina, Amos Mosaner si portava sulle spalle Federica Brignone a sventolare il tricolore. Ma la partecipazione del pubblico si è sentita anche nei fischi verso la delegazione di Israele e quando sui grandi schermi è comparsa l’immagine del vicepresidente USA JD Vance che sventolava bandierine stelle e strisce al passaggio degli atleti americani. Ma Milano, rappresentata da quel pubblico, si è sentita in dovere di ringraziare – con un grande applauso iniziale – chi ha fatto un lavoro più oscuro, le migliaia di volontari (900 solo per la cerimonia inaugurale) che collaborano alla riuscita di questi Giochi.

È stata una cerimonia all’insegna, sì, dell’Armonia e della Pace ma anche delle donne. Al di là del contributo di Pierfrancesco Favino (incisiva la sua interpretazione dell’Infinito di Leopardi), di Ghali con la sua performance conclusa con una colomba umana pacifista, di un Bocelli che dà sempre i brividi con la sua voce, del multiforme pianista cinese Lang Lang, sono state loro le protagoniste: Mariah Carey, in un vaporoso abito bianco, con l’interpretazione di Volare in italiano; Matilda De Angelis in versione direttrice d’orchestra fra le maschere di Verdi, Puccini e Rossini; Vittoria Ceretti, in lungo bianco Armani  a portare il vessillo tricolore da issare; Laura Pausini in nero per il rito dell’inno nazionale; Sabrina Impacciatore in tuta-futuro oro e argento; Brenda Lodigiani a rendere omaggio al gesticolare tipicamente italiano; Samantha Cristoforetti che, con la sua tuta da lavoro in stazione spaziale, lancia uno sguardo al futuro; Cecilia Bartoli che intona l’inno olimpico; Charlize Theron che porta in scena un altro messaggio di pace con le parole di Nelson Mandela.

Una cerimonia in puro stile Balich, con i discorsi ufficiali di Giovanni Malagò e Kirsty Coventry, il “Giochi aperti” di Mattarella, e un finale con il giusto tributo agli sportivi – anche di altre discipline, dagli eroi bipartisan di San Siro Franco Baresi e Beppe Bergomi, ai campioni del mondo di volley, donne e uomini – fino all’accensione del braciere olimpico, anzi dei due bracieri. Quello a Cortina e quello a Milano. E qui si è rientrati nell’alveo della tradizione: gli ultimi tratti sono stati lasciati a tutti campioni della neve e del ghiaccio che hanno appeso al collo l’oro (o gli ori) dei Giochi: Manuela Di Centa e Gerda Weissensteiner, Enrico Fabris, Gustav Thoeni. Ad accendere i bracieri sono stati Alberto Tomba e Deborah Compagnoni da una parte e Sofia Goggia dall’altra: passato e presente vincenti nel segno di Olimpia.

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