“Se non c’è sangue, non vuol dire per forza che va tutto bene”
Potremmo condensare così il fine e il contenuto della densa mattinata di via Piranesi a Milano: Colpi di Testa è il convegno nato dalla collaborazione tra Università Vita-Salute San Raffaele, Scuola dello Sport del CONI Lombardia e Federazione Medico Sportiva Italiana. Una serie non di lezioni, ma di interventi e dialoghi di carattere preziosamente divulgativo per mettere in guardia tecnici, atleti e medici di differenti federazioni e discipline su sintomatologie, primi trattamenti e rischi legati al trauma cranico. In particolare quello lieve, detto anche concussione cerebrale: quello meno grave, ma per questo più subdolo, poiché meno evidente e quindi a maggior rischio di fraintendimento e sottovalutazione.
A fare gli onori di casa la dott.ssa Adriana Lombardi, direttrice scientifica della SdS Coni Lombardia, a portare il saluto in presenza dello stesso Coni Lombardia è stato il presidente Marco Riva, mentre a portare quello in video da parte della patrocinante Regione Lombardia è stata la Sottosegretaria a Sport e Giovani Federica Picchi. Il tutto nel ricordo di Matteo Franzoso, lo sciatore recentemente venuto a mancare in Cile a seguito di grave trauma cranico.
Daniel Di Mattia, chirurgo dell’ospedale Sacco e medico ACI (fa parte da quasi quarant’anni dell’equipe medica del Gran Premio di Monza) ha fornito definizione e sintomatologia del trauma cranico lieve, invitando a riconoscere i segnali con molta attenzione e a non farsi prendere dalla voglia di tornare, o di far tornare, subito in gara: il rischio della sindrome da secondo impatto è dietro l’angolo. Il dott. Di Mattia, riportando aneddoti legati alla sua lunga esperienza, ha distinto tra traumi leggeri, moderati e severi, e ha sottolineato l’importanza di riconoscerli accuratamente anche per evitare dispendio di tempo.
Paolo Amaddeo, medico dell’Inter femminile e presidente della FMSI Lombardia, ha riferito i dati relativi a diversi studi, sia suoi che di colleghi italiani e internazionali, sui traumi cranici nel calcio. Oltre a stigmatizzare la prassi di tornare a giocare prima del tempo dopo un trauma, il dott. Amaddeo ha anche smentito alcuni luoghi comuni sulla presunta pericolosità del colpo di testa e sull’utilità della prima assistenza da parte di persone non qualificate a livello medico: nobili intenti rischiano di causare più danni, in particolare quando si iperestende il collo e si mettono mani nel cavo orale, pratiche che possono aggravare eventuali lesioni.
Il prof. Giuseppe Banfi, direttore scientifico dell’ospedale Galeazzi, e il neurochirurgo del San Raffaele Luigi Albano hanno descritto le fasi della diagnostica e dell’intervento sui pazienti affetti da trauma cranico. Nell’ordine: approccio ABCDE (vie aeree, mobilità, stato di coscienza, battito cardiaco, pupille, tumefazioni, perdite di sangue o liquido cefalorachidiano); valutazione dell’entità in base al protocollo internazionale SCAT6 che indica rapidi test, scale di punteggio dei sintomi e prime azioni da adottare, dai casi in cui ci si può limitare a dimettere il paziente con dettagliate istruzioni sul riposo, fino a quelli dove si rende necessaria l’operazione.
Le professoresse del San Raffaele Chiara Di Resta (Patologia clinica) e Rossella Tomaiuolo (Biochimica e biologia molecolare clinica) hanno approfondito i biomarcatori. Danni neuronali, rilascio di citochine e molecole quali UCH-L1 e GFAP, necrosi cellulare, anomalie vascolari e infiammazioni: prima si riconoscono, più rapido ed efficace è il recupero. Recenti test diagnostici permettono di supportare la fase di rilevamento del trauma cranico riconoscendo molteplici biomarcatori. A ostacolare il riconoscimento precoce del trauma cranico lieve nello sport sono sia la mentalità del minimizzare e voler continuare a giocare, sia la mancanza ancora di protocolli e linee guida di univoca chiarezza.
Infine la dott.ssa Monica Lazzarotti, medico della Federazione Motociclistica Italiana e del Mondiale Superbike, ha messo in guardia sul sopravvalutare le TAC a breve distanza dal trauma cranico: anche se negative, possono celare danni. Quali i possibili sintomi, non per forza tutti presenti? Nausea, vomito, mal di testa, spossatezza, irritabilità, problemi di equilibrio, confusione e perdita di memoria. Fondamentale che tutti gli operatori sportivi, dal personale agli stessi atleti e tecnici, siano educati a conoscere e cogliere tali sintomi, per fermare immediatamente la vittima del trauma dall’attività che stava praticando. Per il resto, ci penseranno i medici.
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