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IL TRISTE ADDIO A MIRCEA LUCESCU, VITA E STORIA DEL CALCIO D’EUROPA

IL TRISTE ADDIO A MIRCEA LUCESCU, VITA E STORIA DEL CALCIO D’EUROPA

Milano – Alla memoria di Mircea Lucescu, che si è spento a 80 anni nella sua Bucarest dopo una gioventù da calciatore e una lunga vita da instancabile tecnico e allevatore di talenti in mezza Europa (Pisa, Brescia, Reggiana e Inter in Italia), dedichiamo il ricordo di Roberto Beccantini: le parole con cui una grande firma del calcio, iscritto al GLGS, ha voluto onorare sulla sua frequentata pagina Facebook una figura leggendaria del calcio.

  CIAO, MIRCEA. LA TUA SPIA

 Con Mircea Lucescu, morto a 80 anni, a Bucarest, per problemi di cuore, il calcio e lo sport perdono un uomo di mondi (e non, grettamente, del suo), un falso burbero come certi falsi nove, un uomo di coltura (quanti giovani ha seminato, quante idee) e di cultura (gli schemi, sì: ma pure i musei, i teatri).

 Romeno di Bucarest, ala sinistra in gioventù, tanta Dinamo. Ha girato un sacco di squadre, ha pilotato Turchia e Romania. E, da allenatore, ha raccolto la bellezza di 36 trofei, compresa l’Europa League alla testa dello Shakthar Donetsk, trasformato in una sorta di Brasile ucraino. Quando guidava la Dinamo Kiev sotto le bombe di Putin, si prodigò per proteggere i suoi giocatori. Nel nostro Paese ha lavorato con Pisa, Brescia e, per pochi mesi, Reggiana e Inter. L’Inter di Ronaldo e Roby Baggio.

Alle lavagne preferiva il fiuto. Aveva un debole per i giocatori polivalenti, per una manovra d’attacco che esaltasse il talento e non si riducesse a esercitazioni di kamikaze. Padre tempo mi ha portato lontano da lui, ma dimenticarlo sarà impossibile. Impossibile, soprattutto, nel ricordo della «prima volta». Era l’aprile del 1983. Si giocava, a Bucarest, Romania-Italia per le qualificazioni europee. L’Italia di Enzo Bearzot e dei campeones del Bernabeu.

La «Gazzetta» mi inviò in avanscoperta. La partita era in programma sabato 16, arrivai di lunedì o martedì. Unico italiano sul posto. Gli esperti parlavano di temperatura ondivaga, bassa (per il periodo). Dunque, impermeabile e sciarpa. Arrivai che splendeva il sole. Andai a seguire gli allenamenti di Lucescu. Solo. Prendevo appunti. Mi guardava torvo dall’alto dei suoi riccioli malandri. Mi prese per una spia dell’Ovest. Poi lo intervistai e chiarimmo la cosa. Ne ridemmo. Ai colleghi avevo consigliato un equipaggiamento leggero: si alzò il vento, naturalmente, e il clima precipitò. Si fidarono, me ne dissero di tutti i colori. 

Per la cronaca, e per la storia, vinse la Romania: 1-0, gol di Boloni. La spia e lo spiato strinsero un rapporto che portò a svariate pizze, a numerose telefonate e a una visita alla Rosea, in via Solferino. E, più in generale, a un rapporto che solo la lontananza avrebbe affievolito. Solo quella.

 Ciao, Mircea. La tua spia. 

(Roberto Beccantini)

(foto Ansa)

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