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TOMBA, COMPAGNONI, GHEDINA, LE LEGGENDE DELLA NEVE A VIGEVANO

TOMBA, COMPAGNONI, GHEDINA, LE LEGGENDE DELLA NEVE A VIGEVANO

Milano –  La strada per Milano-Cortina 2026 ha fatto tappa a Vigevano per una serata intrisa di ricordi dove nostalgia fa rima con allegria. Sul palco del Teatro Cagnoni, sedute una accanto all’altra, tre leggende del circo bianco in versione azzurra: Alberto Tomba, Deborah Compagnoni e Kristian Ghedina, gente che nei personali forzieri sportivi ha tanto oro – olimpico, mondiale, di Coppa del Mondo – da fare invidia a Fort Knox.  “Le leggende della neve” era il titolo che AIPS e USSI hanno voluto dare alla serata allestita con l’intento di lanciare i prossimi Giochi “italiani” attraverso la testimonianza dei grandi campioni e di giornalisti che ne hanno illustrato le gesta. Già, perché Gianni Merlo, presidente della stampa sportiva mondiale, nella sua carriera (quella di Milano Cortina sarà la sua 27/a Olimpiade, fra estive e invernali), ha potuto seguire tutte o quasi le imprese di questo straordinario trio, che ha stregato l’Italia, tenendola incollata davanti ai televisori in un’epoca senza social.

E’ stato proprio Gianni Merlo a stimolare, insieme a Simona Rolandi – conduttrice della serata -, i ricordi di esaltanti carriere. Per certi versi inimitabili se si considera che Deborah Compagnoni è stata l’unica a vincere tre medaglie d’oro in tre edizioni delle Olimpiadi. Quelle carriere che hanno conquistato le prime pagine dei quotidiani ma che sono state raccontate all’inizio dal corrispondente del proprio paesino perché, come ha ricordato Gianfranco Coppola, presidente dell’USSI, il giornalismo è questo, “una rete di cronisti che lavora, verifica, scrive o filma”.

Alberto, Debora e Kristian sono stati al gioco del “ricordi?” con la collaborazione di altri giornalisti come Giovanni Bruno e Pierangelo Molinaro. E via con aneddoti, siparietti. Il tutto sul filo dell’ironia e con il solito atteggiamento disinvolto, spiritoso e un po’ guascone di Tomba e Ghedina e quello di educata eleganza della Compagnoni. Albertone che ricorda come le sue vittorie e di Debora conquistavano la prima pagina della Gazzetta dello Sport (“Regina e Re”) sloggiando Sua Maestà il Calcio; Debora stessa che rievoca quell’urlo di Albertville per i legamenti saltati durante il gigante olimpico, il giorno dopo aver vinto l’oro nel SuperG; Ghedina che si cruccia per la Coppa del mondo di discesa sfumata all’ultima gara del 1994-95 “altrimenti avremmo fatto l’en plein: Alberto quella generale, di speciale e di gigante, Peter Runggaldier quella di SuperG. Sono stato il brutto anatroccolo…”.

Il pubblico che gremiva il teatro ha seguito attento, ha riso, si è emozionato vedendo immagini che appartengono e apparterranno sempre alla storia dello sport, anche se l’attualità dei Giochi 2026 incombe. Di quella ha parlato Andrea Monti, direttore della comunicazione di Milano-Cortina, snocciolando i dati relativi alle discipline olimpiche e paralimpiche: 18 siti di gara, 22.000 kmq di aree dei Giochi, oltre 3.500 atleti (parità di genere quasi in equilibrio), più di 90 paesi rappresentati, 304 sessioni sportive, 195 medaglie d’oro in palio, 18.000 volontari. E poi ha presentato e parlato della fiamma olimpica (non torcia, non fiaccola perché quelli sono i contenitori mentre lo spirito olimpico è nella fiamma), che inizierà il suo viaggio con l’accensione a Olimpia il 26 novembre per approdare in Italia, a Roma, il 4 dicembre. Farà poi tappa in 60 città.

Alla fine della serata, aperta e chiusa con le coreografie di Spazio Danza, riconoscimenti-ricordo per tutti i protagonisti da parte del sindaco di Vigevano, Andrea Ceffa.

In precedenza, Kristian Ghedina aveva presentato il suo libro “Ghedo-Non ho fretta ma vado veloce”, che racchiude il suo credo: la velocità, sugli sci e in auto, con cui ha corso per cinque anni, una volta lasciate le gare sulla neve.

 

(G.T.)

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